Intervista Maggio 2010


Diego Tuscano: fabbricante di deviazioni elettro-blues.

By Marco Aimasso


Diego Tuscano, o Il Tusco, adottando il simpatico nomignolo che lo accompagna da tempo, è un cantante.
La notizia non sconvolgerà probabilmente nessuno, anche perché ormai l’Italia sembra essere diventata un’autentica “culla” della fonazione modulata, perlomeno se si vuole dare credito alle molteplici illusioni “catodiche” che promettono successo e fama ad un’intera progenie di spesso improvvisate “ugole d’oro”.
A differenza di quanto accade a molti di questi precari mestieranti, per il nostro Diego parlano vent’anni di esperienza specifica, una cultura e una preparazione che non hanno bisogno di ricorrere ad equilibrismi canori per arrivare a sollecitare le corde dell’emozione.
L’esperienza passata con i SanniDei (e molte altre formazioni!), l’impegno attuale con ElettroCirco e Shanghai Noodle Factory e poi anche un gustoso disco antologico, in qualche modo celebrativo della sua ormai corposa carriera, dal titolo singolare “I Primi Deviati Erano Come Me” (è anche l’intestazione di un racconto redatto dal nostro, che si diletta pure nella scrittura con storie all’insegna della “stravaganza” …), valgono molto più di una fugace apparizione televisiva, almeno se tra le vostre priorità ci sono la ricerca dell’attitudine e della passione autentica.

 Ciao Diego, benvenuto su Metal.it … Raccontaci “tutto” di te e del tuo ricco curriculum vitae …

Ciao Marco, grazie. Sono nato a Torino nel 1971 e queste sono le principali tappe della mia carriera: la prima vera band, gli Autodistruzione Blues (dal 1988 al 1997 ), poi i SanniDei (dal 2000 al 2007) e adesso l’ElettroCirco e gli Shanghai Noodle Factory; nel mezzo tante collaborazioni con bands ed artisti provenienti da varie estrazioni rock. A questo proposito invito gentilmente i lettori di metal.it a visitare il mio sito http://www.myspace.com/iltusco

Come credo sia emerso nelle mie recensioni che ti riguardano fin dai tempi dei SanniDei, ti considero un esempio di armonia tecnica e vocazionale, un cantante che sceglie sempre la soluzione interpretativa migliore, senza ostentare estensioni “sovrumane” o gorgheggi fini a loro stessi … Sono curioso di conoscere il tuo background formativo e i tuoi “buoni maestri” nel campo della fonazione modulata …

Ti ringrazio Marco. Per quanto riguarda il mio background formativo devo dire che la svolta e’ stata quando avevo 14 anni e ho scoperto gli Iron Maiden e poi tutto il metal in generale, con la predilezione per il “thrash” prima e per lo “street rock” poi.
Contemporaneamente cresceva in maniera costante la passione per gli anni 60/70 in ogni loro aspetto e forma musicale. I miei “buoni maestri”sono cantanti come Paul Rodgers (nel suo periodo con i Free), Mike Patto, Bon Scott, Ivan Graziani, Chris Farlowe, Frankie Miller, Simon Luca, Dave Walker, Otis Redding, Lowell George, il primo Dave Coverdale, Wilson Pickett, Phil Lynott, Inga Rumpf, Sammy Hagar del primo album/capolavoro dei Montrose, Neil Young, Nina Simone, Gregg Allman e molti altri … insomma, grandi interpreti oltre che grandi voci. Posso dirti che amo in generale il “belcanto”: ad esempio cantanti immensi e maestosi come Bruce Dickinson, Roger Chapman, il primo Glenn Hughes, Demetrio Stratos e il mai troppo compianto Ray Gillen.

Ascoltando il tuo Cd antologico, sono rimasto piacevolmente sorpreso dalle cover di Ivan Graziani e Boxer, due soggetti artistici che evidentemente ammiri e che, per ragioni piuttosto diverse, non sono esattamente in testa alle preferenze degli appassionati del rock … Da cosa nasce questa stima e perché hai scelto di omaggiarli rileggendo proprio quei pezzi?

“Love Has Got Me” dei Boxer e “Dottor Jekyll & Mister Hyde” di Ivan Graziani sono 2 brani che cantavo con i SanniDei e che ogni tanto inserivamo dal vivo tra le nostre composizioni: Ivan Graziani è il mio cantautore italiano preferito e i Boxer erano la prosecuzione dei mitici Patto, forse la band che più amo. Artisti immensi, ma non ricambiati dal successo commerciale che il loro talento meritava. E’ stato il mio tributo ad artisti veri che hanno dato la vita per la musica.

E poi c’è la tua passione per il prog italiano anni settanta, in particolare per il Balletto di Bronzo … anche qui urge un doveroso approfondimento …

“Sirio 2222” de Il Balletto di Bronzo” è, secondo me, uno degli album rock italiani più belli e importanti di tutti i tempi: la perfetta fusione tra influenze inglesi stile Led Zeppelin, il prog e la melodia mediterranea intrinseca nei loro cromosomi.
Spesso il primo album del quartetto partenopeo viene “relegato” esclusivamente in ambito “prog italiano”, meritando invece una collocazione più ampia. Con l’arrivo del tastierista e compositore Gianni Leone, la band cambia completamente registro e il secondo album” Ys “ è un immenso album prog, ma è un’altra storia. Comunque adoro il prog italiano in generale: a parte i classici, mi mandano completamente fuori di testa formazioni come Osage Tribe, Alusa Fallax, Maxophone, Biglietto per l’Inferno, Albero Motore, Circus 2000, Osanna, Apoteosi, Reale Accademia di Musica, I Teoremi e molti altri.

In questo periodo sei impegnato con l’ElettroCirco e con gli Shanghai Noodle Factory … ti va di raccontarci qualcosa di più su queste esperienze artistiche e su come “vivi”, diversamente presumo, il tuo ruolo di frontman al loro interno?

Con l’Elettrocirco sto proseguendo il mio percorso di scrittura in italiano iniziato con gli Autodistruzione Blues e con i SanniDei: tre formazioni stilisticamente differenti ma con il comune denominatore dei testi in italiano. Con gli Shanghai Noodle Factory di Max Arrigo (ex Voodoo Lake il quale, oltre ad essere un chitarrista immenso, è anche il principale autore dell’album, insieme al bassista Alessandro Picciuolo) è esattamente 1 anno che sono “on board”e sono riuscito a coronare il sogno di registrare un album con un gruppo di puro rock-blues cantato esclusivamente in inglese. E’ una band che mi ha dato molta visibilità internazionale, viste le numerose e positive recensioni che sono arrivate da tutto il mondo.
L’Elettrocirco e gli Shanghai Noodle Factory sono due bands compatibili e non ci sono “conflitti d’interesse”. Riesco a gestirmi senza problemi nel ruolo di front-man in due formazioni così attive.

L’hard rock blues di matrice seventies sta tornando in auge anche tra le bands più “giovani” (The Answer, Roadstar, Year Long Disaster, The Parlor Mob, …) … vero “rinascimento” del suono “classico”, semplice ricorso “storico” o cos’altro? Ritieni che tale situazione possa giovare anche a musicisti come te che già da qualche annetto si “sbattono” in territori analoghi?

Credo che la musica migliore sia senza tempo: gli anni 60/70 hanno prodotto musica eccellente, ricca di stili e sfumature, ma anche di importanti cambiamenti sociali e, dall’interazione di questi fattori, è emersa una spinta culturale innovativa, destinata a lasciare segni indelebili nel tempo. E’ naturale che un’eredità musicale così forte e resistente non finisca per eclissarsi, ed il mio stile ne è senz’altro influenzato ... ma anche nel corso degli anni 80/90 bands come Georgia Satellites, Masters of Reality, Cry of Love, Raging Slab, Kyuss, Thunder, King’s X, Badlands, The Black Crowes, The Four Horsemen, Soundgarden, Little Caesar (per citare le prime che mi vengono in mente) hanno tenuto sempre vitale un retaggio storico comunque imprescindibile. Oppure pensiamo al movimento “jam bands” statunitense che da almeno 20 anni propone una valanga di gruppi stilisticamente molto diversi tra loro, ma che si rifanno tutti agli anni 60/70.

Quello del rock è un modo davvero “strano” (e affascinante!) … il cambiamento è spesso visto come una forma di tradimento, mentre la stabilità e la coerenza vengono di frequente considerate sintomi di stanchezza e di immobilismo creativo … Tu come ti poni di fronte a questa simpatica “gabbia di matti”?

He he he, è vero. Diciamo che io non mi sono mai posto il problema, anche perchè in 20 anni di carriera non mi sono fermato neppure 5 minuti. Lascio ai miei ascoltatori giudicare. Molti fans dei SanniDei, inizialmente, sono rimasti “spiazzati” dall’onda che ho cavalcato con l’ElettroCirco. A distanza di 2 anni noto con piacere che condividono la strada che ho intrapreso e li sento di nuovo vicini. Comunque, fa parte del gioco anche essere criticato.

Quali sono i tre dischi “fondamentali” della tua esistenza (bella domanda eh!)?

Aiutoooo!! Solo tre!!!????!
1) “Hold Your Fire” (Patto)
2) “Kind of Blue” (Miles Davis)
3) “Parla Tu … dal vivo” (Ivan Graziani)

Oltre alla musica, quali sono le cose che ti appassionano veramente?

Sono un avido lettore di fumetti: autori come Garth Ennis, Alan Moore, Jodorowsky, Mark Millar, Stan Lee, Gilbert Shelton, Magnus, Grant Morrison, Jim Starlin, Frank Miller.
Inoltre, sono un fanatico di attori e caratteristi come Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, Alfonso Tomas, Mario Carotenuto, Enzo Andronico, Jimmy Il Fenomeno, Lino Banfi, Gianni Agus, Tomas Milian, Bombolo, Diego Abatantuono, Alvaro Vitali, Franco Bracardi, Enzo Cannavale, Nino Terzo e molti altri. Insomma, tutto il cinema italiano spesso etichettato come “trash”.

Ok, siamo alla fine … grazie molte per la disponibilità e lascio a te, come di consueto da queste parti, le ultime parole dell’intervista …

Un ringraziamento speciale a te, Marco!!!!! Inoltre, grazie a tutti voi, lettori di metal.it, per il supporto costante che mi state regalando da un paio d’anni a questa parte e che mi riempie di gioia.
Rock’ n’ Roll!!!!!

 

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